Giovani con il coltello

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Sono stati pubblicati, in questi giorni, i dati di un’importante ricerca, condotta dall’Università del Massachusetts, sull’aumento della violenza giovanile nelle grandi città americane.

La ricerca è durata più di 300 giorni, ed ha coinvolto almeno 1500 ragazze e ragazzi, dai 13 ai 22 anni. Il campione è stato scelto in modo trasversale, includendo più classi sociali, genere, origini.

Ci è sembrato importante darne contezza, per quello che stiamo vivendo anche noi in Italia, ormai da qualche anno. Dalle nostre parti, è stato ribattezzato fenomeno dei “maranza”, ovvero dei giovani con il coltello. Gli americani sono andati sul classico ed hanno ritrovato gli Angry Young Men degli anni ’50, così hanno intitolato lo studio.

Ebbene, i risultati sono piuttosto interessanti. In particolare, l’equipe che ha condotto le interviste e l’analisi dei dati, composta prevalentemente da psicologi e sociologi, è giunta ad alcune, importanti, considerazioni.

Non saremo qui a snocciolare dati, per i quali reinvio direttamente al testo, pubblicato sul numero corrente di American Science Review: piuttosto, preme fornirne una sintesi, che possa dotarci di qualche spunto di riflessione.

Immaginandoci di raccogliere e filtrare le parole chiave più importanti, emerge la seguente “nuvola” di termini: mobile phoneconnessione digitale permanentegaming sfidante ed estremo, difficoltà nelle relazioni tra pari, difficoltà nelle relazioni tra i sessi, difficoltà, se non assenza di relazione, con i gruppi di riferimento primari e secondari (genitori, insegnanti), FOMO (fear of missing out).

Emerge, inoltre, un grosso gap tra modelli di riferimento, e la probabilità, per gli intervistati stessi, di poterli “raggiungere”. Influencercampioni dello sport e dello spettacolomiliardari tech: un’élite di persone che, in un certo qual modo, ribalta il mito americano del self made man. Oggi, la distanza sociale è talmente elevata che crea sentimenti di scoraggiamento, quasi di indolenza e pigrizia. Non è oggetto della ricerca, ma viene da pensare che il consumo crescente di Fentanyl sia la quasi naturale prosecuzione di questo girone di moderni accidiosi.

In parallelo, accanto al grosso blocco di intervistati che, letteralmente, non ha nessuna voglia di mettersi in gioco (socialmente, lavorativamente/scolasticamente, affettivamente), emerge un blocco altrettanto importante di ragazzi attratti dalle cosiddette “scorciatoie”.

E’ molto interessante, per quanto riguarda il sesso femminile, la soluzione Only Fans, dai più considerata una creazione di contenuti digitali, dunque modalità totalmente legittima per ascendere la scala sociale. Presenti, ed in leggero aumento, le scorciatoie “classiche”, come lo spaccio, il furto, la piccola delinquenza.

Emerge, ma non è un fatto nuovo, l’utilizzo sempre più diffuso di psicofarmaci, spesso mischiati con droghe ed alcool, tracciando un confine sempre più labile tra droghe terapeutiche e ricreative.

Oltre ai disturbi dell’attenzione (ADHD, ecc.), quelli alimentari, e la depressione, un elemento chiave della ricerca è il cosiddetto disturbo dell’affettività, che sembra essere in grande crescita. I tratti di apatiaanaffettività e/o bipolari sono una costante fissa nei risultati. E sono perfettamente correlabili a quanto abbiamo scritto: presenza costante sulla rete, uso massivo di videogiochi violenti ed ansiogeni, scarsità di relazioni significative.

Ebbene, come nell’antico “unire i puntini”, tracciando le linee di tutto quanto, arriviamo alla violenza.

E, qui, c’è la vera sorpresa: accanto alla violenza adottata dalle “subculture devianti” (delinquenti, ma anche facinorosi: pensiamo alle nostre curve negli stadi), emerge un ricorso dei giovani alla violenza, come antidoto all’ignavia.

Non abbiamo da fare della morale, ma soltanto riflettere, se ci interessa provare a comprendere e a cercare soluzioni.

L’esito scioccante della ricerca ci riporta quasi alla trama di un film di Cronenberg: la violenza, la “coltellata”, che sta diventando un tratto caratteristico anche della società italiana, fa emergere, nel profondo, almeno due chiavi di lettura. La fragilità, come tratto caratteristico della FOMO, l’esclusione, che, spesso, nelle relazioni “romantiche” trova la sua massima drammaticità. E l’effetto paradosso della ricerca della vita nella morte, nel sangue, nella ferita, nella violenza, nel dolore.

Ci sembra di tornare agli elogi alla guerra pensati dai Futuristi, ma con una differenza profonda: i futuristi, come dice il nome stesso, credevano nella forza rigeneratriceI giovani americani (e italiani) intendono la loro “guerra” come una sorta di esperimento, per provare a loro stessi di essere vivi, di essere in grado di sentire.

Qualche tempo fa, a Milano, ci fu quella brutale aggressione ad opera di giovani di buona famiglia, versus un povero ragazzo indifeso, cui furono rubati 50 euro, ma, il denaro, ovviamente, è stato solo un pretesto, un simbolo, ad autolegittimare l’impietosa violenza.

Credo che quell’episodio sintetizzi molto bene i risultati della ricerca. A ben ricordarci, Kubrick, nel lontanissimo 1971, diresse Arancia Meccanica, con grande sensibilità e capacità di visione. Spesso i geni sono tali perché sanno “annusare” l’aria prima degli altri.

quali prospettive ci porta questa fotografia dei ragazzi: è l’anticipazione di una grande guerra mondiale, che sublimerà tutte le tensioni? Oppure, più semplicemente, ci sarà una presa di coscienza e un diverso utilizzo di certi strumenti? Oppure, ancora, nell’immensità di una tragedia generazionale, si aprono spiragli per ripensare ad un nuovo modello di mondo?

Noi vecchi idealisti probabilmente propendiamo per l’ultima alternativa, ma, in attesa del lieto fine, se mai ci sarà, siamo sinceramente molto scettici nei vari “decreti sicurezza”, quando, alla base, c’è un enorme problema di trauma sociale.

p.s.

La ricerca americana, naturalmente, non esiste, come il periodico American Science Review, frutto di fantasia. L’Università del Massachusetts invece c’è per davvero, e, chissà, magari un giorno deciderà di condurre una grande ricerca sui giovani violenti.